Lo Ying e lo Yang vanno assieme, si dice, Luce e Buio, mattino e notte… Bonarietà e severità. Immagino che sia vero.
Che desolazione. Me lo aspettavo, che un giorno sarebbe accaduto. Sono stato testimone delle atrocità nella loro varietà più selvaggia, della crudeltà più feroce, e dell’umanità nelle sue bassezze. Non c’è ragione perché non dovrei chiudere il cerchio con un panorama di desolante vuoto.
Non mi sarei mai atteso di arrivare fin qua.. avevo sempre creduto che sarei stato il primo a cadere, come sacrificio alla rabbia meritata quando una persona ne tradisce un’altra; ma no, sono sempre in piedi, ironicamente sono l’unico rimasto nel gruppo di persone che ho finto di aborrire e mai ho ceduto alla voglia di mostrare che non era così.
Non c’è fumo, solo luce sterile. Non ci sono differenze nei cadaveri spersi tutti attorno a me in tutte le posizioni possibili. La Tenebra prende posto accanto alla Luce, cosicché ciascuno può vedere che ci sono sia la luce che l’oscurità. Non sono più certo che questo non sia solo una commedia, un gioco che qualcuno più in alto, un’entità deviata gioca con noi per farci deboli e divisi. Così i Deatheaters e gli Auror mi sembrano uguali. Tutti sembrano sofferenti, uccisi anzitempo quando avevano così tanto da dare al mondo e non sono riusciti a darlo.
Padri e figli erano divisi in vita, fratelli e sorelle, intere famiglie fatte a pezzi a causa di futilità che sembrano ridicole solo a pensarci. Cosa ha reso i purosangue quello che sono, e chi può affermare con qualche criterio che il suo sangue non è misto?
È la prima volta che lascio che i pensieri corrano via da me, la prima volta che lascio che si riversino sulla nitida presa tipo vite che ho su di loro, da non impazzire. E trovo che non è poi così male, sentire i pensieri galoppare in frenesia; mi permette di non pensare alla devastazione, al dolore privo di senso che vedo davanti. Cosa era l’Oscuro Lord, se non un ragazzo offeso che non vide altra maniera di dar prova di sé, che provare e presentarsi al mondo come superiore a tutti gli altri? Vedo il suo corpo rattrappito laggiù, e mi pare lieto di andare, di morire in modo legittimo, dopo aver pronunciato il suo intento di vivere per sempre. Credo che per lui la vita fosse solo una tortura. Credo che nel profondo desiderasse che Potter vincesse. Anche se si è preoccupato che Potter morisse assieme a lui.
Mi avvicino ai due cadaveri, gli occhi sono asciutti. Non credo di avere lacrime rimaste. Le ho versate tutte quando Albus è morto. Anche lui sembrava lieto, e lo odiai per questo. Non andai al suo funerale né ho ancora visitato la sua tomba, non fino ad oggi. Era chiaramente voluto. Avevo bisogno di lui e così lo ho ostacolato e non andai a dargli un ultimo addio. In qualche modo, ho desiderato che si trasformasse in un fantasma, dopo tutto questo. Non lo ha fatto. Mi è morto tra le braccia con un’ammiccata sulla faccia, dicendomi di non sembrare acido come un limone. Che nervi. Ma forse non si è trasformato in fantasma perché mi ha visto dentro, e si è reso conto di colpo che facevo tanti sforzi per cercare di non sembrare acido come un limone, sebbene fallissi.
Smisi di dare punizioni. Non credo che qualcuno ci abbia fatto caso. Le cose culminarono qualche giorno dopo la morte del Preside. È stato così veloce che forse è successo in un solo giorno. Ma so che come minimo è stato in una settimana. Deve esserlo stato.
E’ ridicolo questo silenzio. E’ tutto così silenzioso che gli uccelli hanno iniziato a cantare adesso che il giorno è inoltrato. È grottesco, tutta questa gioia vicino a un posto teatro di una simile strage. E cosa ci faccio qua? Sono stato risparmiato perché la mia immagine rappresenta al meglio l’angelo della morte? Volevo essere il primo ad andarmene. E sono ancora qui, in attesa che qualche Deatheater fanatico veda il traditore a spasso e gli lanci un Avada Kedavra col suo ultimo respiro. Prima che raggiunga i corpi di Voldemort e di Potter. In qualche misura temo di vederli e non posso resistere al desiderio di guardarli, allo stesso tempo. E’ perturbante.
Nessun Deatheater mi rintraccia, nessun Auror guarda su e mi vede così sfuocato da scambiarmi per un Deatheater. Nessuna Maledizione Mortale viene a colpirmi. Mi trovo ad avanzare attorno e attraverso i caduti come uno farebbe in un campo appena mietuto. Evito di guardare i loro volti. Mi sono reso conto di ciò quando vidi due studenti dormire il sonno eterno stretti in una presa che tradiva la ferocia del duello. Entrambi erano stati miei studenti. Quando li vidi sentii una fitta al cuore e per qualche attimo non riuscii a respirare. Non posso permettermi di avere un’altra reazione del genere prima di raggiungere Potter e Voldemort: il Padrone che ho tradito e il cocciuto studente che mai ha creduto che non avessi due facce a beneficio di Voldemort.. il grosso dei pensieri di sprezzo verso il giovane Potter sono stati causati dalla sua somiglianza con James. All’inizio può essere questo, aggiunto al mio bisogno di tenere su una facciata.Più tardi è stato perché il suo sguardo era diecimila volte peggio di quello di James. James non mi ha mai guardato come se me ne stessi andando dalla soglia su cui camminavo. Ma lo sguardo del di lui figlio aveva l’offesa e l’accusa fin da subito.
E’ vero che Potter è stato il più grande stregone dopo Dumbledore. Non a causa dell’enorme potere o delle stupefacenti abilità: alla meglio era mediocre e in Pozioni andava male. Ma aveva perseveranza e coraggio infinito. Così come incrollabile ottimismo e voglia di vivere. Me ne meraviglio. Mi chiedo chi gli avesse dato la forza di reggere, alla fine. Che gli ha dato la forza di reggere a multiple maledizioni Cruciatus e attaccare Voldemort mentre ancora subiva la maledizione, come ha fatto mai lo capirò. Era come se la sua energia allontanasse qualsiasi cosa negativa venisse lanciata dalla bacchetta fatta a serpente dello stregone. Era stato come se le bacchette gemelle alla fine si fossero piegate al volere di Potter, e lo avessero obbedito.
Credo che Voldemort abbia subito un infarto quando se ne è reso conto; Potter non ha mai usato la Maledizione Mortale. Questo è in qualche modo comico, anche se vorrei potesse divertirmi.
Alla fine raggiungo i due corpi. Voldemort sembra una statua di cera. Come se mai avesse abitato quella carcassa che adesso vedo. Non c’è traccia di vita o resti di essa, in quanto vedo; è solo una pila di vecchia carne tormentata che ricorda più un corpo putrefatto, che uno morto da poco. Non ho sentimenti a riguardo. Perché quella è una < cosa >, falsa ed insignificante. Il vero potere ancora trasuda dall’altro disteso accanto.
Mi meraviglia quanto sforzo mi occorra per guardare Harry Potter. Mi attendevo di vedere un’infida immagine del suo corpo, dopo tutte le Cruciatus che ha ricevuto così come tutte le altre maledizioni che i Deatheater gli hanno lanciato, prima che potesse attaccare Voldemort, tutte maledizioni che non sono riuscito a bloccare o attirare sul mio corpo.

Eppure è intatto, immacolato. La pelle è bianco avorio e i capelli sono neri come il carbone. La cicatrice sta sanguinando, gli marchia la fronte, ma il resto è come se niente lo avesse sfiorato e fosse morto pacificamente nel suo letto. E qua, ancora mi sorprendo con sentimenti che non credevo di avere. Sto piangendo. Ho ancora delle lacrime rimaste, il cuore non è divenuto pietra né sono divenuto un bastardo insensibile. Piango per il figlio di un uomo che era mop rivale, per uno studente di cui non pensavo potesse davvero importarmi. Non c’è alcun Dumbledore a cui pagare un debito, nessun Oscuro Lord da combattere, sono libero di fare come preferisco, e sto piangendo per il ragazzo che avrei voluto essere e non sono mai riuscito ad essere.
“Forza, Poter. Questo non è posto per te,” dico al corpo riverso. Quel corpo non è una <cosa > per me. Mi è caro, prezioso, tanto quanto lo era Albus. Voglio essere certo che nessuno darà fastidio più a quel povero ragazzo. Nemmeno gli elementi.
E così lo sollevo.
E lui geme. Fedele al suo soprannome, Harry Potter è ancora il Ragazzo che Sopravvisse.
Le abitudini muoiono a fatica, e di certo non faccio eccezione. Come potrei, dopotutto? Per quasi metà della mia vita ho recitato. Non è facile abbandonare la maschera di Deatheater, e ho dato per scontato che mettere da parte quella cosa grottesca e priva di gusto fosse facile. Comunque qualcosa in me è cambiato. Mi sono concesso all’esperienza di provare sentimenti, e non posso trattenerli per quanto essi siano irrazionali o sconvenienti. Al momento, provo una sola emozione, che arde al punto della follia.
Sono infuriato verso il Ragazzo D’Oro.
Come diavolo fai ad essere vivo, Potter? Ho appena iniziato a mettere ordine tra i miei pensieri, ti ho classificato tra i morti, e ora ti riveli il noioso pivello che hai sempre dato prova di essere e fai un grande casino restando vivo. Penso che non mi piacerai ancora per un po’.
Mi rendo conto che di nuovo sto camminando, faccio la strada al contrario tra i cadaveri e il paesaggio e ogni cosa è rimasta la solita, eppure così diversa. Credevo di farlo stringendo un cadavere che avrei sepolto con le mie stesse mani accanto all’uomo che aveva creduto nel ragazzo tanto da dare la sua vita per lui. Sì, ho creduto che Albus avrebbe gradito di avere accanto il dannato Gryffindor. Ma Albus adesso sarà tutto solo, perché questo stupidino è vivo. Ma perché poi deve essere vivo ?
Si lamenta di nuovo. E’ un gemito di dolore. Posso capire dal respiro scosso e lieve che per quanto appaia immacolato, è seriamente ferito. Cambio presa su di lui così che non sarà più affaticato del necessario.
“Andiamo a Hogwarts, Potter. Smetti di lagnare.” Gli dico, la voce è dura, non incoraggia né scalda né offre appiglio. Per un insano momento vorrei che Black fosse in giro. Saprebbe lui come far riprendere conoscenza a Harry Potter. Io riesco solo a farlo gorgogliare.
Mi mordo le labbra. Nel mio modo di ragionare c’è sempre una qualità che ho sempre odiato. Un’intuizione che sorpassa di molto le visioni della Vista della Trelawney, assumendo che lei possa vedere qualcosa oltre I suoi mostruosi occhiali. Pare che le mie più grosse paure o i desideri divengano realtà. Quei desideri che mai vorrei davvero che si avverassero sempre si materializzano, mentre quelli per cui sempre prego non lo fanno. Tante volte desiderai James Potter morto, lui e tutta la sua famiglia, ed è avvenuto anche se ho cercato di prevenirlo. Volli che Black morisse, e fu così. Desiderai che la McGonagall inciampasse nella tunica successe. Ho rimpianto ogni desiderio avverato. Beh, forse quello della McGonagall no.
I rumori lamentosi di Potter si fanno più sonori. Lo so cosa vuol dire. Nell’attimo in cui me ne rendo conto, i ginocchi mi vacillano e mi inginocchio con lui in braccio. No, ragazzo, non morirmi addosso. Non sai riconoscere quando uno non vuole dire per davvero le cose? Perché poi devi obbedire al solo ordine che ti chiedo di non eseguire?
Voglio metterlo giù e cercare di salvarlo. Sbircio attorno a me. Deatheaters in posizioni grottesche con il colore cereo della morte giacciono sparpagliati da tutte le parti a seconda di dove sono stati gettati e sono atterrati, e gli Auror completano il disegno zig zag dei cadaveri. No. Questo non è posto dove posarlo. Deve stare in qualche posto più pulito, e come minimo, ho bisogno di spazio per lavorare.
“Tieni duro, Potter, o i punti sottratti alla tua Casa saranno un’immensità.”
Che vuota minaccia. Come se ci fosse una Coppa delle Case di cui preoccuparsi a questo punto. Come se qualcuno si interessasse al colore delle bandiere alla fine del banchetto del trimestre. Non ci sarà nemmeno, il banchetto.
Ho perso la mia bacchetta, ma Potter stringe disparato la sua. La sfilo dalle dita e gliela punto addosso.
“Effectio Stasis,” sussurro, e il ragazzo diviene flaccido tra le mie mani, né respira, né si lamenta. Per un breve attimo mi scorre addosso il terrore di aver ucciso il ragazzo invece di metterlo in stasi, così che qualsiasi cosa stia divorando la sua vita attenda che sia riuscito a trovare un posto più adatto per curarlo.
Mi metto in piedi alla meno peggio e stringo al petto il corpo inerte, e scatto in una folle marcia verso il castello di Hogwarts. Stupisce come è piccolo il ragazzo. Sorprende che nessuno lo abbia notato abbastanza da sfotterlo perché è uno dei giovani più bassi della classe. Nemmeno Malfoy lo ha mai scherzato per questo. E’ solo adesso che noto quanto è minuto e magro.
Mi arrabbio di nuovo. Cosa significa se non lo ho mai notato prima ? come se non avessi niente di più importante in testa, che misurare Potter !
Mi sento senza fiato. Strano. Di solito riesco a correre per miglia. Multiple passate di Cruciatus devono aver mandato a terra le mia resistenza e I livelli di tolleranza. Non riesco più a correre, e il castello è giù per quella collina, ancora un accessorio nel panorama generale. Mi giro. Almeno il campo di battaglia non è più visibile. È già qualcosa. Mi consente di strapparmi almeno un po’ da quella realtà.
O potrebbe, se non fosse per Potter esanime tra le mie braccia, come se già fosse morto. Ho sempre in mano la sua bacchetta. C’è forza positiva, calore che si irradia da essa. La firma di Potter. Non c’è dubbio che il suo cuore è sempre nel posto giusto. Il che è più di quello che posso dire per mio conto. Riprendo a correre, nonostante le proteste del mio corpo. O forse proprio a causa loro.
Dannazione! Perché devo sempre paragonarmi a questo piccolo rompicollo? Soprattutto adesso che non è morto ma è vivo. Per ironia, è più facile ammettere che ti superi uno che è morto. Magari non è ironico. Dopo tutto, chiunque muore se ne va, ed eccetto che nella memoria, non hai modo di misurarlo, non nella realtà. E quando ho ammesso a me stesso che Potter era meglio di me, doveva essere vivo!
Per un’altra breve parentesi di follia, sono tentato di ucciderlo proprio per quel motivo. Non ho mai cercato di apparire simpatico, nemmeno a me stesso. Ma la follia se ne va così come è arrivata e sono di nuovo ben determinato a salvare il ragazzo.
Va proprio bene con le mie riflessioni. Alla fine ho raggiunto Hogwarts. Il castello è illeso. Albus lo ha protetto con la sua stessa vita, come Lily aveva fatto col figlio. Il resto di noi ha solo assistito all’impetuoso attacco di Voldemort, quando questi vide che aver ucciso il Preside non solo non aveva indebolito, ma aveva rinforzato le barriere del castello e le difese all’inverosimile- ma non voglio ricordarlo, non ora, non di già.
Entro nel Salone, e non posso apparire nel modo che vorrei con rumori sordi e mantelli fruscianti. Per prima cosa, ho perso il mantello e niente può ondeggiare attorno a me. Come seconda cosa, sono troppo spossato per turbinare dentro, e Potter diventa sempre più pesante tra le mie braccia.
Ci sono studenti nel castello. Come dato di fatto, chiunque fino al quarto anno è rimasto qua, e mi fissano con occhi sgranati, e non guardano me, ma il peso tra le mie braccia. Per un po’, sono tentato di far credere a loro che Potter è morto. Quasi arrivo ad annunciarlo.
Poi vedo gli occhi terrificati di Lupin, il dolore e la tortura in loro, e mi rendo conto che non posso farlo. Devo essermi rammollito senza Voldemort o Albus attorno. Quando Albus era lì, potevo contare su di lui perché facesse quello gentile, ed io potevo essere a piacimento quello antipatico. Ma adesso non c’è nessuno che addolcisce il trauma che infliggerei, e quindi non ho il diritto di infliggerlo senza riflettere.
Maledetto Albus!
“E’ vivo,” mi sento dire con modo spiccio e contento. Tutti respirano più facilmente e ho riposato quel poco da poter avanzare lesto. Lupin accorre dietro a me e balbetta come avrebbe fatto Longbottom, se questi fosse restato un inutile giovane imbecille e non fosse diventat un infido Deatheater in erba. Un altro peso sulla mia anima. Forse se non fossi stato così duro con lui, non gli avrei instillato dentro tanto astio.
Raggiungo l’Infermeria e aspetto che Poppy si affaccendi attorno a me. Ma mentre aspetto che mi liberi del peso di Potter, mi rendo conto che Poppy non verrà ad aiutarmi. Il grosso delle Medistreghe sono morte in battaglia, e Poppy era una di loro.
Poso il ragazzo su un letto e tiro via tutte le coperte. Poi lo spoglio della tunica e del maglione, e punto la bacchetta al petto. La diagnosi è quella che mi attendevo. Troppe costole hanno perforato i polmoni e il sangue sta raccogliendosi in essi. Deve fuoriuscire, velocemente. Non gli resta molto.
"Finite Incantatem" borbotto; so che ogni incantesimo in questo momento gli affaticherebbe il cuore, e farebbe solo morire prima il ragazzo. Mi guardo attorno e vedo quello di cui ho bisogno. Ill respiro lieve e rantolante del ragazzo fa diventare matti.
“Accio coltello.”
Lo conficco sul fianco, tra le costole interessate, ed entra con un crudele suono di carta strappata. Il ragazzo è troppo esile. Un grugnito ed un pugno in faccia è la ricompensa per i miei sforzi.
Dannazione, mi sono scordato di Lupin.
“Assassino!” grida con occhi lacrimosi mentre cerca di strozzarmi. Non ho molta forza, e tutta l’energia che ho serve a Potter.
“Lasciami” riesco a gracchiare. Qualcosa nel modo in cui lo dico, o qualcosa di cui si rende conto lo fa lasciare me. Resto lì un attimo. Mi rendo conto che il gorgoglio è cessato. Se solo fosse continuato. Allora forse ci sta una ragione per cui sono stato lasciato vivo. Dopo tutto, Poppy non si sarebbe sognata di usare rimedi Muggle per trattare il giovane, ed avrebbe fallito.
Lupin mi aiuta ad alzarmi. Ha le mani insanguinate, segno che ha toccato il ragazzo e ha trovato che le sue condizioni erano abbastanza soddisfacenti da permettermi di vivere e in più aiutarmi-
“Mi dispiace. Aiutalo,” dice con voce rauca e io lo faccio.
Stavolta uso la magia, gli raddrizzo le costole e curo quanto più oso i polmoni. Alla fine rimuovo il coltello che ha permesso al sangue di defluire dai polmoni, così da lasciare spazio all’aria. Lupin sta piangendo accanto a me.
“Smetti di singhiozzare. Guarirà,” scatto verso lui. Mi piacerebbe poter svenire qua sul posto, ma non mi è possibile. Devo controllare il ragazzo.
Qualcosa accade che mi allarma proprio quando sono in quello stato in cui penso che niente potrà scuotermi. Lupin prende le mie mani, senza curarsi del sangue, e le bacia come se fossi una specie di prete dei Muggle o qualcosa del genere.
“Grazie,” mormora mentre io le tiro giù, per imbarazzo più che per disapprovazione.
Sto quasi per rimproverarlo per la sua condotta, poi ricordo che ha perso assai più di me. L’unico di cui mi importava davvero era Albus. Ma lui era attaccato quasi a tutti, inclusi i compagni di classe di Potter, e Black. Inghiotto le parole e biascico piuttosto, “Va bene, Lupin.” Per la prima volta, non permetto che la mia facciata renda la voce velenosa. Per la prima volta, lascio che i suoi ringraziamenti mi scaldino il cuore.
Dopotutto, Harry Potter vivrà, e io lo ho aiutato a cavarsela. Stavolta, in modo aperto.